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Passeggiare tra le rovine, la ricetta di Gambescia contro la decadenza

Luigi Iannone di Luigi Iannone, in Idee, del

L’ultimo libro di Carlo Gambescia Passeggiare tra le rovine (Edizioni Il Foglio, p.200, euro 14) è un saggio ben strutturato la cui prospettiva è chiara sin dal titolo e dalla quarta di copertina. Gambescia chiarisce infatti le intenzioni sin dall’inizio: “I lettori non si aspettino geremiadi sul buon tempo antico. Oppure un elogio di questa o quella tradizione aurea da opporre alla modernità, molle, decadente e corrotta. Proponiamo un’analisi sociologica del fenomeno sociale decadenza, se ci si perdona la caduta di stile, nudo e crudo. (…) per coloro che si aspettano lamenti e strepiti, la passeggiata tra le rovine potrebbe risultare sgradita”. Ed invece sgradita non è. Innanzitutto, perché come abbiamo anticipato è un saggio ben impostato e quindi pieno di riferimenti, citazioni, connessioni. E poi perché la chiave di lettura sociologica non deprime qualunque altro livello cognitivo o di interpretazione.

Se c’è un inconfutabile pregio è quello di avanzare per gradi; di ampliare il discorso senza tener fuori alcun approccio o tematica. Muoversi in ogni direzione possibile e in maniera analitica. Il tutto è però segnato dalla posizione dell’autore il quale non disdegna associare la concretezza dei dati sociologici alla visione meta-politica che è riferimento strategico. Vale a dire non escludere le categorie osservate (politica, economia, cultura, eccetera) da un quadro d’insieme necessario oltre che obbligatorio.

Necessario perché il tema delle decadenza non ha avuto lo stesso clamore e lo stesso significato lungo le varie epoche che hanno attraversato l’umanità ma sopratutto perché è stato letto dalle varie discipline in modi e forme disparate. Non c’è insomma un unico piano di comprensione per intendere la decadenza. Ed ecco che Gambescia ne approfitta e attraversa il piano storico, quello filosofico, financo la letteratura e i romanzi per arrivare al paradigma dei sentimenti; a quella sorta di pessimismo cosmico che pur ha attraversato i vari momenti della storia recente della nostra civiltà.

Ecco i suoi riferimenti: dalla caduta di Roma fino a Nietzsche, a certo pessimismo culturale della Germania del primo novecento che influenzerà gran parte della filosofia europea e poi nelle versioni peggiori sfocerà nel catastrofismo e in un complottismo pronto ad eccitare taluni animi anche ai giorni nostri. Tante categorie che Gambescia non tarda a ridefinire in schemi non generici. E quindi ci descrive i neofobici, le cassandre del capitalismo, gli etnofobici, i demosociografici, i demopolemografici, i tecnofobici, i devoti, i cultural-declinisti, i realisti (politici). Categorie nelle quali ognuno di noi potrebbe riconoscersi. Così come potremmo riconoscerci nelle conclusioni del suo saggio. La nostra civiltà non riesce a leggere e analizzare questo tempo perché ha totalmente cancellato la nozione fondamentale di verità. Semplifica e si irrigidisce nel pensiero unico e dunque fa fatica a comprendere i pur visibili e tremendi processi di decomposizione a tutti i livelli. Nessuna civiltà che voglia rinascere, o almeno accettare la sua fase di tramonto, può accettare il fatto di porre basi interpretative fondate e non menzognere. Per far ciò bisogna non mentire a se stessi ed utilizzare ‘il cassetto degli attrezzi’; così lo chiama Gambescia. Adoperare gli strumenti cognitivi e interpretativi per fare un’analisi scevra da pregiudizi. E perciò veritiera e libera.

Luigi Iannone

Luigi Iannone

Luigi Iannone è nato a Caserta. Si è laureato nel 1995 in Scienze Politiche alla Federico II di Napoli con una tesi sul sindacalismo cattolico. È giornalista pubblicista. Collabora con le pagine culturali de Il Giornale, il quadrimestrale di filosofia politica Antarès e il trimestrale di cultura politica Il Cerchio. Scrive per i giornali online Barbadillo, La Confederazione italiana e L'intellettuale dissidente. Ha scritto per le pagine culturali del Secolo d'Italia, L'Indipendente e Il Roma, per i periodici Panorama, Il Borghese, L’Altra Voce, La Provincia, per la rivista bimestrale di cultura politica Percorsi e per il Quotidiano di Caserta.

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